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osteosintesi percutanea delle fratture del polso con metodo "epibloc". esperienza del policlinico "a. gemelli" - roma Merendi G., Chiarini S ., Poggi S. & Catalano F. Ist. di Clinica Ortopedica, Sez. di Chirurgia della Mano, Università Cattolica S.C., Roma
Gli Autori presentano la loro esperienza nel trattamento delle fratture metaepifisarie distali di radio mediante infissione percutanea di due fili di acciaio con punta trocar e sistema di reciproco bloccaggio esterno denominato Epibloc. I due fili, introdotti sotto controllo radioscopico, incrociandosi nel canale diafisario creano uno stato di precompressione elastica che consente di ridurre in maniera anatomica il frammento distale. Il sistema di bloccaggio esterno dorsale, fissando i fili in distrazione, rende poi la sintesi ottenuta estremamente stabile e consente di evitare l’immobilizzazione postoperatoria, permettendo, quindi, la immediata ripresa funzionale del polso. Abbiamo introdotto nei nostri protocolli di trattamento da circa tre anni il sistema Epibloc. Sono state sintetizzate con tale metodica 96 fratture di polso, di cui 58 extraarticolari (39 Pouteau-Colles, 19 Smith-Goyrand), 24 intraarticolari (4 marginali anteriori, 12 a tre frammenti, 8 a quattro o più frammenti), 14 fratture estremamente instabili (con comminuzione metafisaria) con o senza scomposizione. Classicamente viene riservato a tali lesioni un trattamento ortopedico con immobilizzazione prolungata in apparecchio gessato dopo riduzione incruenta, ovvero trattamento chirurgico con fili di Kirschner o placca a T ed eventuale immobilizzazione. I limiti di tali protocolli si riscontrano soprattutto nella difficoltà di ottenere una riduzione anatomica e stabile, e nelle complicanze secondarie ad una immobilizzazione spesso prolungata, risultandone percentuali non trascurabili di viziose consolidazioni, rigidità articolari e sindromi algo-distrofiche. Gli Autori presentano i risultati della propria casistica e discutono degli aspetti biomeccanici del sistema, le cui caratteristiche: riduzione ottimale, sintesi stabile e assenza di immobilizzazione postoperatoria, hanno consentito di ottenere la corretta guarigione della frattura in tempi brevi, riducendo drasticamente le complicanze dei protocolli terapeutici fin qui utilizzati. |