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CONFRONTO
TRA PRESS-FIT E VITE DI KUROSAKA PER LA FISSAZIONE FEMORALE DEL TENDINE
ROTULEO NELLA RICOSTRUZIONE ARTROSCOPICA DEL LCA
Autori: N.
Confalonieri, A. Manzotti e K Motavalli. I Divis. di Ortopedia e Traumatologia
Istituti Clinici di Perfezionamento (C.T.O.) Milano ( Primario: N. Confalonieri )
Gli Autori hanno eseguito uno studio retrospettivo confrontando 2 gruppi
di pazienti sottoposti a ricostruzione artroscopica del LCA secondo
Rosenberg con tendine rotuleo+half tunnel utilizzando nel gruppo A (49
casi) la doppia fissazione femorale e tibiale con viti ad interferenza di
Kurosaka e la tecnica a press-fit per la fissazione femorale nel gruppo B
(32 casi).
Sebbene lo
studio non sia randomizzato, non composto da serie consecutive di pazienti
con follow-up non omogenei, e frutto da tecniche chirurgiche con curve di
apprendimento diverse, i risultati sono stati leggermente superiori per il
gruppo A, ma non statisticamente significativi. Tuttavia e' emersa la
buona affidabilita' della tecnica a press-fit quale valida alternativa
alla doppia fissazione con viti che resta comunque sempre attuabile
qualora intraoperatoriamente emerga qualche dubbio riguardo l’effettiva
tenuta del press-fit.
INTRODUZIONE
Il tendine
rotuleo rappresenta tuttora il sostituto biologico piu' comunemente
utilizzato dai chirurghi ortopedici nella ricostruzione del LCA,
nonostante che ciclicamente vengano proposte nuove alternative biologiche
quali i tendini di fascia lata, semitendinoso e gracile, tendine
quadricipitale ed allograft (1,2,3,4,5).
Proprieta'
biomeccaniche simili a quelle del LCA, facile prelievo, possibilita' di
una osteointegrazione delle 2 bratte ossee tibiale e femorale nei 2 tunnel
e soprattutto, dopo una stabile fissazione dei 2 capi femorale e tibiale,
un piu' veloce ritorno all’ attivita' sportiva rispetto ad altri
sostituti sono le principali ragioni del successo del autotrapianto del
tendine rotuleo (6,7).
In
letteratura altrettante numerose sono state le proposte di fissazione del
neo-legamento: suture, cambre, bottoni, viti monocorticali, viti ad
interferenza, riassorbibili o non, e piu' recentemente ancorette,
indicando inoltre come le viti ad interferenza di Kurosaka possano offrire
una fissazione piu' stabile nei confronti di bottoni, cambre e viti
monocorticali da 6,5mm (8,9,10).
Tuttavia
anche l’utilizzo di questa metodica per la fissazione del neo legamento
non e' scevra di potenziali complicanze.
Back (11) e
Matthews (12) gia' nel 1989 hanno indicato possibili inconvenienti
soprattutto nella fissazione femorale (80% delle rotture del neolegamento)
quali incongruenza tra vite e tunnel, loro divergenza, rottura della
bratta ossea del neolegamento, lacerazioni del tendine, mobilizzazione
della vite femorale con relativa osteolisi del tunnel, sua compressione
sulla bratta ossea con relative riduzioni dell’ ancoraggio biologico,
ridotto a pochi mm.
Queste
considerazioni, verificate puntualmente nella nostra esperienza, ci ha
portato a rivedere il nostro atteggiamento nei confronti della fissazione
femorale con vite di Kurosaka, ricercando una fissazione non solo
qualitativamente ma anche quantitativamente efficace.
Abbiamo
infatti deciso di ottenere una fissazione femorale del neolegamento
abolendo qualsiasi mezzo di sintesi, adottando la tecnica del press-fit
della bratta ossea prossimale all’ interno di un half-tunnel femorale
sottodimensionato, alla ricerca di una completa osteointegrazione tra
bratta ossea e tunnel femorale.
Scopo di
questo lavoro e' il confronto retrospettivo di 2 gruppi di pazienti
sottoposti a ricostruzione artroscopica secondo Rosenberg del LCA con
tendine rotuleo + half-tunnel, utilizzando nel gruppo A la doppia
fissazione femorale e tibiale con viti ad interferenza di Kurosaka e
tecnica a press-fit per la fissazione femorale nel gruppo B.
MATERIALI E
METODI
Gruppo A:
Dal Gennaio 1992 al Novembre 1994 abbiamo utilizzato, dapprima
consecutivamente, e, dalla fine del 1993, alternativamente, la doppia
fissazione con vite di Kurosaka in 49 ricostruzioni artroscopiche con
tendine rotuleo. Trentasette pazienti erano maschi, 12 femmine; l’eta'
media era di 29,2 anni (range 17-42); in 26 casi era interessato il
ginocchio sinistro ed in 23 il destro; 2 pazienti praticavano sport a
livello agonistico, 37 a livello amatoriale e 10 non praticavano alcun
sport. Il tempo medio intercorso dal trauma era di 4,8 mesi (range 10gg-21
mesi).
Diciotto
pazienti (37%) avevano precedentemente subito procedure chirurgiche: 10
meniscectomie selettive, 4 shaving artroscopici con rimozione di eventuali
corpi mobili, 4 artroscopie diagnostiche; inoltre durante la ricostruzione
abbiamo eseguito 23 meniscectomie (15 mediali e 8 laterali).
Gruppo B:
Nel Settembre 1993 abbiamo iniziato ad utilizzare la fissazione femorale a
press-fit, associata a vite di Kurosaka tibiale. In principio,
alternativamente con la tecnica tradizionale, in seguito,
consecutivamente, fino al Gennaio del 1995. Abbiamo eseguito 44
ricostruzioni artroscopiche con tendine rotuleo. Revisioniamo qui gli
ultimi 32, togliendo i primi 12, vittima della curva di apprendimento e
della nostra insicurezza. (Infatti, a questi veniva applicato un
ancoraggio soffice, tipo pull out, esterno sulla coscia, annodando i fili
di trazione della bratta ossea femorale attorno ad una medicazione
sterile, che ci ha dato non pochi problemi di decubito, con due infezioni
articolari).
Ventisei
pazienti erano maschi, 6 femmine; l’eta' media era di 27,6 anni (range
17-38); in 12 casi era interessato il ginocchio sinistro ed in 20 il
destro; tra i pazienti non vi erano atleti agonisti, ma tutti riferivano
di praticare sport a livello amatoriale. Il tempo medio intercorso dal
trauma era di 3,4 mesi (range 1,5-15 mesi).
Otto
pazienti (25%) avevano precedentemente subito procedure chirurgiche: 7
meniscectomie selettive, 1 rimozione di corpi mobili; e durante la
ricostruzione abbiamo eseguito 13 meniscectomie selettive (5 mediali e 5
laterali).
Durante l’
atto operatorio il prelievo del tendine rotuleo, dopo aver effettuato un'
incisione cutanea di 7-8 cm in corrispondenza del margine mediale del
tendine, e' sempre stato eseguito con sgorbia oscillante.
Abbiamo
utilizzato a livello tibiale per l' innesto del tendine la tecnica out-in
mentre a livello femorale la tecnica in-out, fissandolo poi alle due
estremita', nel gruppo A, con due viti interferenziali tipo Kurosaka del
diametro di 7mm e lunghezza 20-25 mm. Nel gruppo B abbiamo mantenuto
inalterata la metodica per il tunnel tibiale mentre il tunnel femorale e' ottenuto con un diametro di 1mm minore rispetto alla bratta ossea del
trapianto, che viene spinto e trazionato all’ interno del tunnel osseo
mediante rispettivamente ad un filo di Steiman filettato (lollipop)
introdotto dal tunnel tibiale, e con fili di sutura come gia' praticato
nel gruppo A.
Il
programma di riabilitazione post-operatorio nel gruppo A segue fedelmente
il protocollo gia' precedentemente pubblicato (13) che prevede un completo
recupero alla piena attivita' sportiva, mediamente, al sesto mese
post-operatorio. Nel gruppo B, il programma riabilitativo differisce per
il primo mese poiche' il ROM concesso, durante gli esercizi attivi e
passivi non supera mai i 60°, in attesa di una parziale osteointegrazione
della bratta ossea femorale monitorata da periodici studi TC.
RISULTATI
Il
follow-up medio e' stato per il gruppo A e B rispettivamente di 6 anni
(range: 7-5
anni) e di 5 anni (4-6 anni).
Utilizzando
lo schema a punteggio IKDC (14) abbiamo rispettivamente ottenuto per i
gruppo A e B: 18,3% e 29% risultati normali, 71,1% e 56% risultati quasi
normali, 8,1% e 9% anormali, ed infine 2,5 e 6% risultati molto anormali (Tab.I).
Nella singola valutazione strumentale con KT-1000 abbiamo evidenziato un
significativa differenza side to side nei 2 gruppi nelle ginocchia piu'
stabili: solo il 20% dei casi del l gruppo A rispetto al 64% nel B
mostravano differenze side-to-side di 1-2mm, mentre il 70% del gruppo A
mostrava valori di 3-5mm rispetto al 33% del B (Tab.II).
Tutte e
complicanze sono riassunte nella Tab.III. Piu' specificatamente riteniamo
importante sottolineare nel gruppo A 2 casi di sfondamento della parete
femorale durante il posizionamento della vite di Kurosaka con relativa
caduta in cavo popliteo della vite. Nel gruppo B, in un caso il
neolegamento e' andato progressivamente riassorbendosi e scomparendo come
confermato dagli studi TC e dal "second-look" artroscopico.
Complessivamente
abbiamo avuto 7 casi di aderenze fibrose post-chirurgiche, 5 nel gruppo A
e 2 nel gruppo B, tutte risoltesi con artrolisi artroscopica.
Gli studi
Tc effettuati nel gruppo si sono dimostrati essere molto utili nell’
evidenziare la progressiva osteointegrazione della bratta ossea femorale,
avvenuta in tutti i casi eccetto 1, consentendoci di graduare
razionalmente il recupero funzionale. Inoltre al completo recupero dell’
attivita' sportiva, mediamente al 6° mese, non abbiamo riscontrato alcuna
differenza tra i 2 gruppi, nonostante che, nel gruppo B, la fase iniziale
sia stata piu' rallentata.
DISCUSSIONE
L’utilizzo
di viti ad interferenza nella fissazione del neolegamento a livello
femorale, pur rappresentando ancora il "gold standard" puo' a
sua volta essere origine di qualche problema nella ricostruzione dell’
LCA.
Nel 1995
Malek et al. (15) ha dimostrato in uno studio effettuato in cadaveri come
la fissazione del neo legamento a press-fit in un sottodimensionato
half-tunnel femorale sia in grado di offrire la stessa resistenza rispetto
alla vite di Kurosaka. Egli ha identificato 2 motivi per questo
sorprendente successo dal punto di vista meccanico: l’efficacia forza
dell’ incastro a press-fit in un tunnel sottodimensionato e l’angolo
tra tendine e bratta ossea una volta inserita nel tunnel femorale: esso si
annulla solo a 90° di flessione permettendo solo allora la fuoriuscita
della bratta. Per questo motivo abbiamo modificato il nostro protocollo
post-op non consentendo ROM attivi e passivi non superiori ai 60° in
attesa di una iniziale osteointegrazione tra bratta e femore, senza
parimenti ottenere alcun ritardo nel recupero funzionale. Riteniamo
inoltre che la maggior stabilita' dimostrata al controllo con KT1000 possa
essere dovuta al rallentamento della prima fase della FKT, poiche'
consente una maggior integrazione del neolegamento, permettendo ai
processi biologici di riempire con tessuto fibroso il pur minimo spazio
bratta ossea - tunnel femorale. La natura aborre il vuoto, ma il movimento
continuo e precoce impedisce qualsiasi reazione biologica di integrazione,
causando quindi, a nostro avviso, l’allargamento progressivo del tunnel.
Una conferma parziale al nostro concetto di fissazione biologica ci e' stata fornita dai nostri studi TC dove
e' stato evidenziato una
progressiva chiusura dello spazio tra bratta ossea e tunnel con relativa
osteointegrazione del neolegamento.
I risultati
da noi ottenuti, sebbene leggermente superiori nel gruppo A, non sono
tuttavia confrontabili statisticamente poiche' frutto di uno studio
retrospettivo non randomizzato, composto da serie non consecutive di
pazienti a follow-up non omogenei e con curve di apprendimento diverse.
Tuttavia riteniamo importante sottolineare la mancanza di fallimenti
meccanici della tecnica a press-fit senza alcun ritardo nella ripresa
funzionale, ribadendo la validita' di questa metodica in alternativa alla
tradizionale fissazione con 2 viti ad interferenza, sempre possibile
qualora la valutazione intra operatoria del press-fit non offra
sufficienti garanzie biomeccaniche.
BIBLIOGRAFIA
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In La patologia del LCA: diagnosi e trattamento. pp. 19-113 Il Pensiero
Scientifico Editore, Roma 1994
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7.
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10 Letsh
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11. Bach
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12.
Matthews L.S., Soffer S.R..: " Pittfalls in the use of interference
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13.
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759-760. Edited by Achroth and Cannon; New York, Raven Press 1992
14 Respizzi
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nostra esperienza (follow-up di 3 anni)"Giorn. Ital. di Med. Riabil.
1996, N.2,10, 153-160
15. Malek
M.M., DeLuca V.J., Verch D.V.: "Arthroscopically Assisted Anterior
Cruciate Ligament Reconstruction using Central Third Patellar Tendon
Autograft with Press-Fit femoral fixation" Current Techniques in
Artroscopy 1995; Chapter 15;159-168
TAB. I
|
Differenza tra i 2 lati a30 lb
con KT 1000 |
KUROSAKA |
PRESS-FIT |
|
1-2 mm
|
20%
|
64%
|
|
3-5 mm
|
70%
|
33%
|
|
6-10 mm
|
10%
|
0%
|
|
> 10 mm
|
0%
|
3%
|
TAB. II
|
Risultati
secondo scheda IKDC |
KUROSAKA |
PRESS-FIT |
|
Gruppo A
(Normali)
|
18,3%
|
29%
|
|
Gruppo B
(Quasi Normali)
|
71,1%
|
56%
|
|
Gruppo C
(Anormali)
|
8,1%
|
9%
|
|
Gruppo D
(Molto Anormali)
|
2,5%
|
6%
|
TAB: III
|
Complicanze Post-Operatorie |
KUROSAKA |
PRESSFIT |
|
Sepsi
|
0
|
0
|
|
Deficit Estensione >10°
|
2%
|
3%
|
|
Deficit Estensione <10°
|
8%
|
36%
|
|
Aderenze Fibrose
|
12%
|
6%
|
|
algodistrofie anteriori
|
12%
|
9%
|
|
crepitii femoro-rotulei
|
18%
|
16%
|
|
Cyclope Sind.
|
10%
|
6%
|
|
Deficit Flessione
|
7%
|
19%
|
|
problemi con viti interfer.
|
4%
|
0
|
|
atrofia muscolare
|
36%
|
29%
|
DIDASCALIE:
TAB. I:
risultati della valutazione strumentale con KT 1000 dei 2 gruppi
TAB. II:
risultati secondo la scheda IKDC
TAB. III:
complicanze post-operatorie nei 2 gruppi
|