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INTRODUZIONE
Lidea di questo Convegno nacque in una soleggiata
mattina di Luglio del 1993 a Chicago. Alle ore sette
antimeridiane, durante una riunione scientifica del Dipartimento
di Ortopedia del Rush Presbytheryan Hospital presieduta dal prof.
Jorge Galante, si discusse di protesi monocompartimentale del
ginocchio. A me ed al dott. David Dejour di Lione, frequentatori
,ormai da tempo, del Dipartimento, venne chiesto di comunicare la
percentuale, rispetto alla totale, di artroprotesi
monocompartimentali che venivano utilizzate in Italia, in Francia
ed in Europa in genere.
La risposta non fu semplice perche' largomento era ed e',come noto,controverso ed i dati completamente diversi da
citta' a citta', da ospedale ad ospedale ed, addirittura, da
chirurgo a chirurgo.
I colleghi americani,allora, erano su posizioni abbastanza
critiche, nei riguardi della mono, e la loro percentuale non
superava il 10 %. Noi europei, forse piu' favorevoli, con grandi
variazioni, come detto, fino ad arrivare al 50 % dei piu'
entusiasti.
In effetti questa tecnica chirurgica ha conosciuto nel mondo,
periodi di fulgore e di oblio, addirittura nello stesso Istituto,
da quando MacIntosh nel 1972 pubblico' il primo lavoro
scientifico importante, sul Journal Bone and Joint Surgery.
Anche a livello congressuale largomento e' sempre stato
trattato marginalmente, almeno a mia memoria, relegato in tavole
rotonde pomeridiane, in perenne conflitto con le osteotomie e le
protesi totali. Lultima riunione specifica sul tema, in
Italia, risale al 1990 e venne tenuta a Milano, organizzata da
Roberto dAnchise.
Nel frattempo pero', gli appassionati della metodica, convinti
della validita' della soluzione chirurgica, nelle corrette
indicazioni, continuarono la ricerca scientifica per ovviare agli
inconvenienti ed agli insuccessi descritti. E cosi', il
miglioramento del disegno protesico e dello strumentario, la
migliore selezione dei pazienti ed una tecnica chirurgica piu'
accurata, hanno prodotto, negli ultimi anni ,una nuova attenzione
alla monocompartimentale.
Per questi motivi e perche' mi ritengo,da sempre, un fautore, con
giudizio, della tecnica chirurgica, in quella riunione a Chicago,
nacque in me il desiderio di ritrovarci,con i maggiori esperti
della materia, a discutere e fare il punto della situazione.
Percio' ho coinvolto in questo progetto il mio Istituto,
lamico David Dejour, i maestri di chirurgia e di vita
Giovanni Peretti e Giulio Rinaldi, lamico e vate, in questo
campo, Sergio Romagnoli, forse il piu' grande studioso e
utilizzatore italiano. Abbiamo voluto organizzare una Riunione,
non per addetti ai lavori, ma per coloro che vogliono avvicinarsi
al mondo della monocompartimentale e che hanno,
sullargomento, solo vaghe notizie, imprecise e
contraddittorie. Nel frattempo, un Incontro che serva, ai cultori
della materia, per un confronto sereno, una riflessione pacata
sulla loro esperienza ed uno sguardo al futuro in relazione
allaumento della durata media e del miglioramento della qualita' della vita. Non il solito dibattito-scontro tra i
sostenitori della protesi totale , della mono o
dellosteotomia, che lascia spesso ognuno con le proprie
convinzioni, ma un Convegno per capire, per conoscere e per
valutare quale spazio abbia, oggi ed in prospettiva, questa
tecnica nel trattamento dellartrosi del ginocchio. Abbiamo
cercato di avere a Milano i migliori esperti internazionali ,
coloro che hanno studiato e realizzato le protesi piu' usate oggi
nel mondo, ed i migliori chirurghi utilizzatori.
Il nostro Direttore Generale , Andrea Matiussi, ed il Direttore
Sanitario, Eugenio Vignati, hanno voluto, espressamente, che il
convegno iniziasse nellIstituto. Per questo e per i vincoli
imposti dalla capienza della sala e dallimpossibilita'
della traduzione simultanea, la giornata di venerdi' 27 Marzo, sara' dedicata agli esperti italiani che si confronteranno, tra
loro, in una tavola rotonda, e che potranno proseguire il
dibattito, il giorno dopo, animando le varie discussioni, poste
al termine dei gruppi di relazioni che affronteranno i temi piu'
importanti di questa tecnica.
Per tutte le ragioni prima esposte, abbiamo voluto dare un taglio
didattico a questa giornata, inserendola, come lezione
monotematica, nel Corso di Specializzazione in Ortopedia
dellUniversita' di Milano (direttore prof. G. Peretti ) ,
completandola, con un intervento chirurgico teletrasmesso,
oggetto di successiva videocassetta, assieme alla registrazione
delle discussioni e delle conclusioni, non reperibili negli Atti
del Convegno. Non solo, oltre al patrocinio della Societa'
Italiana di Ortopedia e Traumatologia ed a quella del Ginocchio,
abbiamo inserito lIncontro nel programma di aggiornamento
della Societa' Lombarda dei chirurghi ortopedici (S.L.O.T.O.),
invitando il Presidente G. Randelli, ad un saluto inaugurale
allapertura del Convegno.
Al termine della riunione, abbiamo previsto la cena di gala nello
storico castello medioevale di Carimate ( CO ), con la
partecipazione del Sindaco, in un ideale abbraccio tra America,
Europa, Italia, Lombardia e Brianza, per una cultura che deve
tendere alla globalizzazione, senza perdere di vista le proprie
radici storiche.
La giornata successiva ci vedra' ospiti della prestigiosa Aula
Magna dellUniversita' Statale di Milano, dove potremo
ascoltare gli esperti stranieri, sviscerando con loro gli aspetti piu' controversi di questa metodica, stimolati da moderatori
competenti e appassionati. Un grosso regalo dovrebbe farcelo il
Premio Nobel per la medicina , prof. Renato Dulbecco, che,
chiamato a collaborare con il dipartimento di Neuroscienze del
nostro Istituto, ha accettato di inaugurare la giornata con una
prolusione di carattere generale sullo stato di salute della
della ricerca scientifica in Italia.
Un momento significativo sara' lo spazio dedicato
allesperienza statunitense, il pensiero che tre mostri
sacri della della chirurgia del ginocchio, attraversino
loceano per relazionarci e discutere delle loro ultime
ricerche ed esperienze, ci riempie di orgoglio ed emozione.
Nella stesura del programma e degli inviti, sicuramente, abbiamo
dimenticato qualcuno e qualcosa. Me ne assumo la responsabilita'
e,scusandomi con gli eventuali esclusi, ne sottolineo la completa involontarieta', causata dalla mia inesperienza come
organizzatore di Convegni, per di piu' Internazionali.
Spero, pertanto, nella loro partecipazione comunque, con spirito
critico costruttivo per la buona riuscita della riunione.
Auspico, inoltre, che questo Convegno contribuisca al nostro
" parachutes factor ", perche' la mente , come il
paracadute, per funzionare deve essere aperta.
Un particolare ringraziamento agli amici Alfonso Manzotti, Amed
Mahasala e Sergio Somaschini, che seguono da anni
lattivita' scientifica mia e dellIstituto e
partecipano con entusiasmo e sacrificio ad ogni manifestazione.
Un doveroso grazie agli sponsor che hanno permesso la
realizzazione del Convegno, della cena di gala, della
pubblicazione degli Atti, della videocassetta e della gara di
golf nel prestigioso parco del Castello di Carimate.
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