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LARTROSCOPIA DI SPALLA. E.Adriani Un corretto e razionale trattamento chirurgico della spalla instabile non puo' prescindere dalla conoscenza dell'anatomia normale e dallo studio delle lesioni anatomopatologiche responsabili di tale patologia post-traumatica. Lo studio delle lesioni anatomochirurgiche e' reso arduo dalla difficolta', se non impossibilita', di un loro riscontro al tavolo operatorio per le obiettive difficolta' di visualizzazione tramite l'incisione artrotomica. Solo il recente sviluppo di indagini diagnostiche, piu' o meno invasive, (Artro-TAC, RMN e Artroscopia), ha consentito di individuare con maggior esattezza le lesioni anatomiche che si producono dopo una lussazione traumatica scapolomerale ed ha permesso di ridurre lo spessore della linea di separazione fra normale e patologico. E' infatti necessario ricordare che l'interpretazione dei reperti anatomo patalogici non risulta sempre agevole per le frequenti variazioni anatomiche individuali delle strutture articolari ed in particolare dei legamenti gleno-omerali. Tale variabilita' anatomica, che differenzia la spalla dalle altre articolazioni, come gia' sottolineato in letteratura da vari Autori, non trova tra l'altro unanimi accordi sulla frequenza e sul tipo di tali variazioni. Spesso infatti tale variabilita' puo' essere ascrivibile solo ad una mancata individuazione della lesione o della struttura medesima. Il nostro lavoro vuole fare il punto sullanatomia normale e patologica dellarticolazione gleno-omerale con tutte le sue variabili e sulle recenti acquisizioni della cosidetta anatomia artroscopica che hanno ulteriormente migliorato la conoscenza di questa particolare articolazione. Anatomia
Nornale.
Le superfici articolari
della testa e della cavita' glenoide sono ricoperte da
cartilagine ialina i cui strati risultano nella
glena piu' spessi perifericamente e, viceversa
nellomero dove lo spessore della cartilagine e' maggiore al centro della testa. I raggi di curvatura
delle due superfici ossee dei capi articolari sono
diversi e la superficie glenoidea risulta essere molto piu' piatta della superficie omerale che presenta un
piu'
basso raggio di curvatura (26.1 contro 34.5 nell'uomo),
tale discrepanza viene ridotta dal rivestimento
cartilagineo che rende piu' congruenti i raggi di
curvatura come dimostrato dagli studi di Soslowsky (26.85
dellomero contro 26.37 della glena). |
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Una piccola area della parte centrale della superficie glenoidea tra terzo medio e terzo inferiore risulta traslucente e viene comunemente chiamata "bare spot". Tale area corrisponderebbe ad una zona cartilaginea piu' sottile situata al di sopra della tuberosita' glenoidea di Assaky . Allesame artroscopico la cavita' glenoidea appare come una struttura biancastra, brillante e liscia di forma a pera con la parte superiore piu' stretta rispetto alla inferiore. Le zone centrale ed inferiore possono presentare, soprattutto dopo la seconda |
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decade di vita della aree di assottigliamento e fibrillazione della cartilagine articolare che devono essere considerate normali . La superficie articolare omerale e' visibile dallaccesso posteriore per circa un terzo della sua superficie ma lesame completo della superficie articolare puo' essere completato effettuando delle rotazioni dellomero e/o dei movimenti dellartroscopio o utilizzando un secondo portale anteriore che permette di vedere anche la porzione anteriore della testa omerale. Alla periferia della superficie articolare dellomero e' presente inferiormente un solco che spesso si presenta privo di rivestimento sinoviale; tale area nuda "bare spot" e' un reperto di normalita' e non va confusa con una lesione di Hill-Sacks . Labbro glenoideo
Il labbro glenoideo svolge
sicuramente un ruolo fondamentale nella stabilizzazione
articolare della spalla ed e' stato definito come
"il menisco della spalla". Tale struttura
fibrocartilaginea, contornando il bordo della glena della
scapola, ne aumenta con la sua conformazione a cuneo sia
l'ampiezza che la profondita', e fornisce un ancoraggio
alla capsula ed ai legamenti. In particolare, come
dimostrato dagli studi anatomici piu' recenti, esso
presenta stretti rapporti di continuita'
antero-inferiormente con il legamento gleno-omerale
inferiore e superiormente con il tendine del capo lungo
del m. bicipite ed il GOS mentre posteriormente esso
contrae rapporti con il tendine del muscolo tricipite. Tendine del capo lungo del bicipite brachiale. Il tendine del capo lungo del bicipite brachiale origina dalla parte superiore della fossa glenoidea e mostra continuita' con la porzione superiore del labbro glenoideo. Studi anatomici hanno mostrato come nella maggior parte degli individui esso si presenti unito al LGOS e come tuttavia possa essere in continuita' in alcuni casi con il LGOM o raramente con tutti e tre i legamenti gleno-omerali .Durante lesame artroscopico esso risulta essere la prima struttura identificata ed il piu' importante repere che consente lorientamento allinterno dellarticolazione. Esso puo' essere seguito dallinserzione glenoidea fino alla sua uscita dallarticolazione nel solco bicipitale tra i tendini del sottoscapolare e del sopraspinoso. Per facilitare la visione artroscopica del tendine e' utile extraruotare il braccio del paziente o flettendone il gomito. Nonostante il tendine del capo lungo del bicipite sia una delle strutture piu' costanti della spalla recentemente e' stata riportata una sua assenza congenita. Tendine del m.sottoscapolare. Il muscolo sottoscapolare origina dalla fossa omonima della scapola, decorre sulla parte anteriore della glena con la quale contrae solo aderenze fibrose. E` proprio lo spazio tra faccia anteriore della glena e muscolo ad accogliere la testa omerale all'atto della lussazione antero inferiore determinando lo scollamento delle aderenze e la formazione di una tasca sinoviale. Tale fenomeno e` responsabile della lassita` del muscolo sottoscapolare che si riscontra all'atto dell'intervento chirurgico e che e` possibile obiettivare interponendo uno strumento smusso tra osso e tendine ma che non e` accuratamente quantificabile. Proprio il riscontro di questa lassita` unita alla estrema variabilita`di larghezza e di spessore del tendine hanno portato alcuni autori ad attribuire un ruolo di primo piano al sottoscapolare nella patogenesi della recidiva dopo un primo evento traumatico. Symeonides ha accostato a tali osservazioni lo studio istologico di quattro frammenti muscolari recuperati durante la plastica legamentosa rilevando sempre la presenza di esiti cicatriziali post-traumatici. Nella stessa pubblicazione Symeonydes ha presentato anche i risultati di un ampio studio su 160 autopsie di spalla dimostrando come lussando l'articolazione si produca una lacerazione parziale del muscolo che esita in un allungamento medio di 1 - 1,5 cm circa, che sarebbe quindi la principale causa predisponente alla recidiva. |
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Artroscopicamente il tendine del sottoscapolare rappresenta un repere importante visibile solo per una parte della sua larghezza e costituito da fibre bianche e compatte che ben si distinguono dalla capsula. Esso e' incrociato posteriormente dal LGOM con uninclinazione di circa 60°-80°. Il recesso sottoscapolare e' situato anteriormente alla spalla direttamente sotto il tendine omonimo nella zona del LGOM. Esso puo' essere individuato superiormente e/o inferiormente al LGOM. Occasionalmente lassenza o la scarsa rappresentazione del LGOM fa apparire tale recesso piu' ampio; questa normale variazione anatomica non deve essere confusa con una tasca capsulare patologica . |
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Il LGOS dei tre legamenti anteriori e' il piu' piccolo. Si inserisce medialmente sulla porzione superiore del cercine glenoideo ed alla base del processo coracoideo ove contrae connessioni con il leg. gleno-omerale medio. Il LGOS si inserisce sull'omero in corrispondenza di una piccola incisura (fovea capitis) posta tra la piccola tuberosita' ed il collo anatomico. A questo livello il GOS presenta intime connessioni con il leg. coraco-omerale che lo sovrasta e con cui concorre a formare il tetto del canale bicipitale. Mentre alcuni AA hanno sempre identificato il LGOS, De Palma lo ha riscontrato nel 96 % , Rojvanit nel 98 % e O'Brien nel 92 %. In un recente studio anatomico Mariani et al. hanno riscontrato la presenza del LGOS solo nel 72 % dei casi. Oltre alla variabilita' individuale,(eta',sesso, e razza) un motivo che potrebbe giustificare la differenza nei risultati puo' essere legato alla difficolta' di isolare il LGOS dal leg. coraco-omerale in corrispondenza dell'inserzione omerale ove le due strutture si fondono. Dalle dissezioni anatomiche eseguite, Mariani et al. hanno potuto rilevare che il LGOS presenta molteplici connessioni inserzionali con il LGOM, con il leg. coraco-omerale ed infine con il tendine del capo lungo del bicipite. Dagli esami istologici che gli AA hanno eseguito per lo studio delle connessioni del tendine del bicipite con il cercine glenoideo, hanno potuto rilevare anche a livello microscopico la frequente fusione delle fibre tendinee bicipitali con il LGOS che insieme concorrono poi a stabilizzare il cercine glenoideo. Legamento Gleno-Omerale Medio (LGOM).
Pur essendo costantemente
rilevabile, il LGOM e' dei tre legamenti quello che
presenta le piu' marcate variazioni inserzionali,
importanti a conoscersi specie per le numerose
implicazioni cliniche. Solo De Palma ha riportato una
marcata variabilita' del legamento avendo riscontrato un
LGOM ben sviluppato solo nel 68% dei casi esaminati,
scarsamente rappresentato nel 1Pur essendo costantemente rilevabile, il
LGOM e' dei tre legamenti quello che presenta le piu' marcate variazioni
inserzionali, importanti a conoscersi specie per le numerose
implicazioni cliniche. Solo De Palma ha riportato una marcata
variabilita' del legamento avendo riscontrato un LGOM ben sviluppato
solo nel 68% dei casi esaminati, scarsamente rappresentato nel 16% e
assente nel restante 12 % dei casi. Anche O'Brien ha riscontrato il LGOM
solo nel 73% dei casi esaminati per cui considera tale legamento solo un
ispessimento capsulare e "di scarso significato funzionale".
L'inserzione omerale e' costantemente situata in corrispondenza della
piccola tuberosita' ove il legamento si fonde con il tendine del muscolo
sottoscapolare. A differenza dell'inserzione omerale, l'origine
scapolare mostra variazioni anche significative che hanno condotto a
diverse conclusioni i vari AA. che si sono occupati dell'argomento. Per
De Palma e Turkel il LGOM origina infatti nella maggior parte dei casi
dal cercine glenoideo, per Mosely vi sono tre distinte inserzioni in
corrispondenza della scapola e del cercine, ed infine per Detrisac e
Johnson esiste una sola inserzione scapolare senza alcuna connessione
con il cercine glenoideo. Nelle dissezioni anatomiche Mariani et al
hanno riscontrato nel 73 % dei casi una inserzione in corrispondenza del
collo scapolare e nei restanti casi un'inserzione prevalente sul
cercine. Seppure con valori diametralmente opposti, tale variabilita'
inserzionale e' stata riscontrata da Uhthoff e Piscopo in uno studio su
52 feti umani.6% e assente nel restante
12 % dei casi. Anche O'Brien ha riscontrato il LGOM solo
nel 73% dei casi esaminati per cui considera tale
legamento solo un ispessimento capsulare e "di
scarso significato funzionale". L'inserzione omerale
e' costantemente situata in corrispondenza della piccola
tuberosita' ove il legamento si fonde con il tendine del
muscolo sottoscapolare. A differenza dell'inserzione
omerale, l'origine scapolare mostra variazioni anche
significative che hanno condotto a diverse conclusioni i
vari AA. che si sono occupati dell'argomento. Per De
Palma e Turkel il LGOM origina infatti nella maggior
parte dei casi dal cercine glenoideo, per Mosely vi sono
tre distinte inserzioni in corrispondenza della scapola e
del cercine, ed infine per Detrisac e Johnson esiste una
sola inserzione scapolare senza alcuna connessione con il
cercine glenoideo. Nelle dissezioni anatomiche Mariani et
al hanno riscontrato nel 73 % dei casi una inserzione in
corrispondenza del collo scapolare e nei restanti casi
un'inserzione prevalente sul cercine. Seppure con valori
diametralmente opposti, tale variabilita' inserzionale e'
stata riscontrata da Uhthoff e Piscopo in uno studio su
52 feti umani. Legamento Gleno-Omerale Inferiore (LGOI). In questi ultimi anni il LGOI ha ricevuto una crescente attenzione per il suo accertato ruolo di stabilizzatore primario dell'omero. Mentre De Palma lo definisce come un diffuso ispessimento della capsula articolare, in alcuni casi ben definito in altri poco definito o del tutto assente, Turkel ha osservato che il margine superiore del leg. GOI presenta un ispessimento al quale ha dato il nome di "banda superiore" mentre la rimanente parte legamentosa e' stata denominata "recesso o tasca ascellare". La banda superiore si inserisce sulla parte anteriore ed inferiore del collo chirurgico al di sotto della piccola tuberosita'. Recenti studi istologici eseguiti da O'Brien et al hanno evidenziato una ulteriore distinzione della tasca ascellare in un fascio anteriore ed un fascio posteriore, che decorre dalla superficie posteriore dell'omero al margine posteriore della glena. Tale doppio fascio concorrerebbe a formare una specie di "fionda" o di cappio entro cui la testa omerale viene inglobata e stabilizzata durante l'abduzione dell'arto. Warner et al hanno dimostrato che la banda anteriore del LGOI e' il principale stabilizzatore omerale a 45 gradi di abduzione in rotazione neutra, mentre la banda posteriore interviene a 90 gradi di abduzione. In accordo con la maggioranza degli AA., Mariani et al. Hanno riscontrato in tutti i casi esaminati il LGOI distinto nelle sue due porzioni, banda superiore e recesso ascellare ed hanno sempre osservato la presenza della banda superiore, seppure con variazioni di spessore, originare dal margine anteriore e superiore della cavita' glenoidea. Nei casi in cui la banda superiore e' ben sviluppata, essa puo' sostituire piu' o meno completamente il cercine glenoideo. Legamento Coraco-Omerale (LCO). Il legamento coraco-omerale si estende dalla base del processo coracoideo al legamento omerale trasverso del solco bicipitale. Esistono controversie in letteratura sull’importanza di tale legamento nel controllare la traslazione inferiore della testa omerale. Cooper et al. Hanno trovato che il LCO rappresenta solo un’ispessimento capsulare tra il sottoscapolare ed il sopraspinoso senza alcuna funzione sospensoria della testa omerale. Warner et al. riportano che la sezione di tale legamento senza la contemporanea sezione del legamento gleno-omerale superiore non comporta alcuna traslazione della testa omerale nella maggioranza dei casi studiati. Helmig et al. hanno invece notato un significativo incremento della traslazione inferiore dopo sezione del LCO ed i risultati di un recentessimo lavoro sulle proprieta' tensili del LGOS e del LCO confermerebbe limportanza di questultimo che avrebbe maggiore resistenza e rigidita' rispetto al primo. Intervallo dei rotatori. Per "intervallo dei rotatori" si intende larea capsulare di forma triangolare compresa tra il bordo anteriore del tendine del sopraspinoso ed il margine superiore del tendine del sottoscapolare. Anatomicamente la base di tale triangolo risulta costituita dal processo coracoideo e lapice dal legamento omerale trasverso del bicipite. Esso risulta costituito nella parte articolare dal LGOS e nella parte piu' esterna dal legamento coraco-omerale. Tale area e' identificabile artroscopicamente anteriormente al capo lungo del bicipite brachiale e, in condizione di normalita', appare continua ed uniforme . |
![]() Labbro glenoideo. |
ANATOMIA PATOLOGICA La stabilita' della spalla e' affidata sia alle strutture muscolari dinamiche che a quelle capsulo-legamentose ed ossee che svolgono invece una funzione passiva. Non esiste una singola struttura responsabile della stabilita' dell'articolazione scapolomerale durante tutto l'arco del movimento. Tuttavia la maggior parte degli autori enfatizzano il ruolo svolto dal complesso gleno-omerale inferiore e del complesso capsulolabrale in generale mentre risulta difficile quantificare l'effetto contenitivo dell'apparato muscolare e evidenziarne le eventuali modificazioni patologiche conseguenti all'evento traumatico. |
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Nelle instabilita' anteriori di spalla si riscontrano
alterazioni patologiche a carico delle strutture
anatomiche anteriori: labbro glenoideo anteriore,
legamenti gleno-omerali, tendine del m.sottoscapolare e
le strutture ossee (testa omerale e glena). Il distacco
traumatico del cercine dalla rima anteriore della cavita'
glenoidea e' stato in passato considerato come la
caratteristica essenziale delle lussazioni e
sublussazioni ricorrenti. Dopo gli studi di Broca e
Hartmann nel 1890, e di Perthes nel 1906, nel 1923
Bankart differenziava due tipi di lussazione e solo uno
di questi responsabile di recidive con elevata frequenza.
Infatti secondo l'Autore la testa omerale forzata al di
fuori della cavita' glenoidea era responsabile del
distacco del cercine glenoideo unitamente alla capsula e
al periostio. Questa modificazione anatomo-patologica,
che ha preso il nome di "Lesione di Bankart",
viene attualmente considerata dalla maggior parte degli
autori come la piu' frequente lesione riscontrabile nelle
lussazioni ricorrenti ma sicuramente non essenziale come
considerato in passato. Rowe et al. hanno infatti
riscontrato una lesione di Bankart solo nell'85% delle
lussazioni ricorrenti e nell'84% dei pazienti operati per
recidive dopo precedenti interventi chirurgici. Tale
Autore inoltre ha distinto la lesione di Bankart in
quattro diversi tipi a seconda delle dimensioni e
morfologia del distacco. Morgan et al su 60 pazienti
affetti da lussazione recidivante di spalla ha
evidenziato una lesione di Bankart in ben 55. Landsiedl
et al ha riscontrato una lesione di Bankart nel 92% dei
pazienti operati per lussazione recidivante ed in questi
la lesione aveva una dimensione inferiore a 1,2 cm nel
69% dei casi. Spesso l'interpretazione delle lesioni
anatomo-patologiche della spalla e' resa difficile dalla
presenza di processi riparativi piu' o meno efficaci che
modificano l'aspetto iniziale della lesione anatomica.
Infatti la maggior parte degli interventi chirurgici, a
cielo aperto o artroscopici, eseguiti per una lussazione
ricorrente di spalla vengono eseguiti dopo molto tempo
dal primo episodio traumatico e spesso le strutture
anatomiche risultano mal identificabili o addirittura
assenti. A tale proposito un efficace aiuto allo studio
delle lesioni anatomiche nella lussazione di spalla puo'
essere fornito dall'esame artroscopico eseguito in fase
precoce (7-10 gg) dopo il primo episodio traumatico.
Wheeler et al ha riscontrato una disinserzione del
cercine in tutti i casi di lussazione acuta di spalla
operati per via artroscopica mentre Baker et al. hanno
riscontrato artroscopicamente tre diversi tipi di lesione
dopo una lussazione acuta : Gruppo I in cui e' presente
solo una lesione capsulare, Gruppo II in cui si associa
un distacco parziale del cercine ed infine il Gruppo III
in cui e' presente un distacco del complesso
legamento-cercine.. Solo gli ultimi due gruppi
presentavano all'esame in narcosi segni di instabilita'.
Analoghe osservazioni artroscopiche sono state eseguite
da Cerulli et al. che ha riscontrato nel 67% delle
lussazioni acute una lesione di Bankart , nel 14% una
disinserzione parziale del cercine e nel rimanente 19 %
una lesione esclusivamente capsulare. Lo studio
artroscopico delle lussazione acuta ha consentito quindi
di porre in risalto che la lesione di Bankart e' di
frequente ma non costante riscontro essendo talora
osservabile una lesione delle sole strutture legamentose.
Il significato clinico di tale osservazione in termini di
incidenza della recidiva dovra' essere appurato da
ulteriori studi prospettici. L'impiego
dell'artroscopia ha permesso di identificare lesioni
anatomopatologiche, sconosciute sino a pochi anni or sono
in quanto di difficile individuazione al tavolo
operatorio. Infatti in alcuni casi e' stato possibile
evidenziare che il periostio non viene interrotto e
pertanto il complesso capsulo-labrale rimane adeso al
margine anteriore della glena a differenza della Bankart
classica in cui tale complesso fluttua libero in
articolazione. Tale lesione, descritta da Neviaser come
A.L.P.S.A. (Anterior Labroligamentous Periosteal Sleeve
Avulsion), evolve verso una spontanea cicatrizzazione, a
differenza di quanto avviene nella classica lesione di
Bankart. La riparazione si verifica pero' medialmete ed
inferiormente alla sede anatomica e viene ricoperta da
tessuto fibroso piu' o meno sinovializzato. Queste
caratteristiche sono responsabili da un lato della
insufficienza meccanica della guarigione e dall'altro
della frequenza con cui probabilmente tale lesione non
viene diagnosticata. Neviaser ha riscontrato tale lesione
costantemente nei pazienti con eta' inferiore a 25 anni
in occasione di esami artroscopici effettuati sia dopo il
primo episodio sia dopo recidiva. Data l'elevata
incidenza di recidiva nei soggetti giovani Neviaser
ritiene che la A.L.P.S.A. sia la lesione anatomica piu'
significativa e piu' frequente nella lussazione
recidivante . Durante la lussazione anteriore di spalla
la testa omerale spinta in avanti dal meccanismo
traumatico puo' provocare una frattura del bordo
antero-inferiore della glena a cui rimane adeso il
complesso legamento-cercine, questa lesione comunemente
viene definita con il nome di "Bankart Ossea".
Tale frattura e' da alcuni considerata un elemento
predisponente alla recidiva. Tali lesioni possono variare
notevolmente in dimensioni e se di piccole dimensioni,
non modificano sostanzialmente la prognosi o il
protocollo terapeutico dopo una prima lussazione. Talora
invece la frattura puo' avere dimensioni notevoli
interessando 1/3 o 1/4 della superficie glenoidea ,ed in
tal caso puo' essere indicata la sua riduzione e
fissazione . Nella porzione di cercine superiormente
allequatore sono state recentemente descritte da
Snyder delle lesioni che interessano la zona
antero-superiore del cercine in prossimita'
dellinserzione del capo lungo del bicipite. Tali
lesioni, denominate "SLAP lesions" (Superior
Labrum tear from Anterior to Posterior) sono state
classificate in 5 tipi:
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![]() Capsula e legamenti gleno-omerali. |
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McLaughlin sin dal 1960 aveva sottolineato l'importanza della lesione delle strutture legamentose e principalmente del GOM e del GOI nel causare la recidiva di una lussazione scapolomerale. Tale affermazione e' stata per molto tempo criticata per l'obiettiva impossibilita' di conferma nel corso di interventi artrotomici dopo ripetuti e numerosi episodi di lussazione. Gli studi di Turkel et al nel 1981 e di O'Brien et al. nel 1990 hanno evidenziato il ruolo del GOI quale elemento primario di stabilizzazione articolare. Numerose conferme sono state fornite da studi di biomeccanica che hanno dimostrato che il GOI raggiunge la sua massima tensione a braccio abdotto a 90°, esteso e ruotato esternamente mentre a 45° di abduzione interviene quale stabilizzatore il GOM. I legamenti GOI o il GOM possono essere lesi in corrispondenza della loro inserzione scapolare o piu' raramente di quella omerale e secondo Nicola tale variabilita' sarebbe legata ad una diverso grado di abduzione dell'arto al momento del trauma. E' riconosciuta anche una possibilita' di detensione del legamento senza interruzione di continuita'. Aglietti et al hanno riscontrato un' avulsione del GOI nel 94% dei casi da loro esaminati mentre nel restante 6% il legamento si presentava lasso ma non distaccato. Il GOM era distaccato nel 81% dei casi. Come in precedenza riferito, le osservazioni artroscopiche nelle lussazioni acute hanno consentito di evidenziare la reale incidenza delle lesioni legamentose. Nell'instabilita' croniche invece il riscontro di un'attenuazione od "assenza" del legamento stesso impedisce di trarre conclusioni significative data anche la variabilita' anatomica della capsula anteriore. Infatti in letteratura e' riportato il riscontro di lesioni a carico dei legamenti, in particolare del GOM e GOI, con una percentuale estremamente variabile che puo' oscillare tra il 5% e il 77% ! Una motivazione ad una cosi' ampia variabilita' puo essere individuata nelle modificazioni biologiche del complesso capsulolabrale. Reeves infatti ha riscontrato in uno studio su 141 cadaveri che l'inserzione del cercine alla glena e' lassa nei soggetti al di sotto dei 25 anni e con l'eta' subisce una progressiva trasformazione con incremento delle sue proprieta' tensili. Le strutture capsulolegamentose hanno un opposto comportamento biomeccanico divenendo piu facili alla rottura con la maturita' . Ne deriva quindi che una lussazione acuta puo' provocare lesioni anatomopatologiche diverse anche in funzione dell'eta' del paziente. Tendine del m.sottoscapolare. Il muscolo sottoscapolare origina dalla fossa omonima della scapola, decorre sulla parte anteriore della glena con la quale contrae solo aderenze fibrose. E` proprio lo spazio tra faccia anteriore della glena e muscolo ad accogliere la testa omerale all'atto della lussazione antero inferiore determinando lo scollamento delle aderenze e la formazione di una tasca sinoviale. |
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Tale
fenomeno e` responsabile della lassita` del muscolo
sottoscapolare che si riscontra all'atto dell'intervento
chirurgico e che e` possibile obiettivare interponendo
uno strumento smusso tra osso e tendine ma che non e`
accuratamente quantificabile. Proprio il riscontro di
questa lassita` unita alla estrema variabilita`di
larghezza e di spessore del tendine hanno portato alcuni
autori ad attribuire un ruolo di primo piano al
sottoscapolare nella patogenesi della recidiva dopo un
primo evento traumatico.
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Symeonides ha
accostato a tali osservazioni lo studio istologico di
quattro frammenti muscolari recuperati durante la
plastica legamentosa rilevando sempre la presenza di
esiti cicatriziali post-traumatici. Nella stessa
pubblicazione Symeonydes ha presentato anche i risultati
di un ampio studio su 160 autopsie di spalla dimostrando
come lussando l'articolazione si produca una lacerazione
parziale del muscolo che esita in un allungamento medio
di 1 - 1,5 cm circa, che sarebbe quindi la principale
causa predisponente alla recidiva. Turkel et al., in uno
studio autoptico,sezionando separaramente in tempi
successivi le strutture anteriori della spalla giunge a
conclusioni differenti dimostrando
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![]() Lesione di Hill-Sachs. |
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come
il ruolo stabilizzante del sottoscapolare sia preminente
in adduzione e come questo decresca progressivamente con
l'abduzione. A 90 gradi la funzione stabilizzante del
sottoscapolare e` quindi praticamente nulla. Non e` stato
comunque dimostrato che una lesione isolata del
sottoscapolare sia di per se' sufficiente a determinare
una instabilita` ricorrente. Infatti McAukiffe et al.
hanno riportato un caso di distacco traumatico del
tendine in assenza di lussazione. Durante l'intervento
chirurgico gli AA. osservarono come, anche in presenza di
una grave lesione del sottoscapolare, la spalla
risultasse stabile. E` estremamente approssimativo a
parere nostro paragonare una situazione statica e passiva
come quella riscontrabile su cadavere con quella dinamica
del vivente. L`elevata capacita` riparativa del tessuto
muscolare dovrebbe inoltre consentire una rapida
guarigione della lesione che, pur essendo sicuramente
presente, non puo` a nostro parere essere considerata
responsabile degli esisodi di recidiva. |
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